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Formazione

 

1993

 

1996

1996

1997

1997 – 2000

 2007


2007

 

2008 – 2009


2015


2015

Laurea in Lingue e Letterature Straniere, conseguita presso l’Università degli Studi di Palermo con votazione 110/110

Corso di Grafologia organizzato dall’Associazione Grafologica Italiana - AGI

Seminario nazionale di aggiornamento in Grafologia Giudiziaria organizzato dall’AGI

Corso di Approfondimento di Grafologia organizzato dall’AGI

Corso Triennale di Grafologia presso l'Associazione di Ricerca Grafologica - ARIGRAF

Corso di Specializzazione in Grafologia Giudiziaria organizzato dall'Accademia di Scienze Grafologiche  - ASG

Corso di Perfezionamento Post-Lauream in Criminologia e Criminalistica, presso l’'Università degli Studi di Padova

Master Internazionale di II livello in Scienze Criminologico-Forensi, presso l’Università degli Studi di Roma – La Sapienza, con votazione 110/110  e Lode

Corso di Grafologia Forense organizzato dall'INPEF di Roma

 

Competenze personali

 

1996

 

1997

 

1998

 

2005

 

2008

 

2008 

Iscrizione all'Albo dei Periti ed Esperti Calligrafi presso la Camera di Commercio della Provincia di Palermo

Iscrizione all'Albo dei Consulenti Tecnici presso il Tribunale di Palermo in qualità di Calligrafo - Esperto in analisi e comparazione di scritture

Iscrizione all'Albo dei Periti presso il Tribunale di Palermo in qualità di Calligrafo - Esperto in analisi e comparazione di scritture

Iscrizione all'Albo dei Periti presso il Tribunale di Palermo in qualità di Esperto in Comparazioni Dattiloscopiche

Iscrizione all'Albo dei Periti presso il Tribunale di Palermo in qualità di Esperto in Criminalistica – indagini antropometriche e indagini foniche

Iscrizione all'Albo dei Periti presso il Tribunale di Palermo in qualità di Esperto in Criminologia

Esperienza lavorativa

 

dal 1995


2004 - 2015


2005


2005 - 2015

 2007 - 2015

Titolare dello studio di consulenze tecnico-giudiziarie ed investigazioni private Costantino

Docente nei Corsi Triennali di Grafologia organizzati dall’Accademia di Scienze Grafologiche

Docente di grafologia nell’ambito del corso di formazione per Esperto in Criminalistica - PROF 2005/6 - organizzato dall’Istituto Fernando Santi di Roma

Direttore didattico dei corsi di Grafologia organizzati dall’ISF

Docente nei Corsi di Specializzazione in Grafologia Giudiziaria organizzati dall'Accademia di Scienze Grafologiche - ASG

 

Pubblicazioni

 

1999   

 

2006

2009 

Pubblicazione dell'articolo "Grafoscopia e metodologie analitico-strumentali" nel volume "Carta & Inchiostri", in collaborazione con l'AGI, col patrocinio dell’Università di Trieste e del C.N.R.

Pubblicazione del volume "Il linguaggio della scrittura", Franco Angeli Edizioni

Pubblicazione dell'articolo “L’esame grafologico in soggetti con sintomatologia vertiginosa”, in collaborazione con l’Università degli studi di Palermo - Dipartimento di Biotecnologie Mediche e medicina legale - Sezione di Audiologia

 

Attività congressuale

 

1998

 

2005

2006

 

2009

 

2013

2015



2015

Relatrice al workshop "Ruolo e metodo della consulenza tecnico giudiziaria" organizzato dall'ASAS col patrocinio del Comune di Palermo e della Provincia Regionale di Palermo

Relatrice ai seminari tenuti dall'ASG col patrocinio della Provincia Regionale di Palermo

Relatrice al congresso "Criminologia e Scienze Forensi nel processo penale italiano" organizzato dall'Istituto di Scienze Forensi col patrocinio della Regione Siciliana

Relatrice su “Esame grafologico in soggetti con malattia vertiginosa” al XXXIX congresso di Otorinolaringoiatria, Audiologia e Foniatria organizzato a Piazza Armerina

Relatrice al seminario di Grafologia Peritale organizzato a Palermo dall’A.G.I.

Relatrice  al Corso "FORENSIX Minori e Famiglia"  organizzato dal Dipartimento Centro Studi-Formazione dell'Ordine degli Avvocati di Roma  in merito a "elementi di grafologia e utilizzo dei dati"

Relatrice al ciclo di Workshop Grafologia giudiziaria e prova scientifica: nuove tecniche di accertamento" organizzati dal SINGRAF presso i Tribunali di Caltanissetta, Messina, catania e Roma.

 

Adesione ad associazioni

 

1997

1998

1998

2002

2004

2004

2005

2005

2013

2005  - 2015

Iscrizione all'Associazione di Ricerca Grafologica – ARIGRAF

Iscrizione al Collegio Nazionale dei Periti Grafici - CONPEG

Presidente dell'Associazione Scientifica di Analisi della Scrittura - ASAS

Iscrizione all’International Association for Identification - IAI

Iscrizione all'Associazione Grafologica Italiana - AGI

Presidente dell'Accademia di Scienze Grafologiche – ASG

Iscrizione all'Associazione Grafologi Professionisti - AGP

Socio fondatore del Sindacato Nazionale Grafologi Forensi - SINGRAF

Iscrizione al Laboratorio Italiano di Criminologia, Scienze Sociali e Forensi – LICES

Segretario nazionale del Sindacato Nazionale Grafologi Forensi - SINGRAF

 


C' era una volta Sherlock Holmes

Repubblica — 08 febbraio 2001   pagina 7   sezione: PALERMO

Per anni ha costituito la regine della prove. Quella di fronte alla quale inchinarsi e concludere che non c' era ragionevole dubbio. La prova scientifica per eccellenza era stata raggiunta. Un' impronta bastava a inchiodare l' assassino. Ma adesso le prove dattiloscopiche, vacillano, si incrinano, si sgretolano al pari di altre. Proprio ora che le potenzialità offerte dagli archivi informatici consentono anche di risalire all'autore di una rapina a parecchi anni di distanza dai fatti. Errori nel caricamento dei dati, pressappochismo nei riscontri comparativi, inquinamento dei rilievi, dimostrano che l' infallibilità giudiziaria è ancora affidata alla maggiore approssimazione possibile alla verità. Per non parlare delle vere e proprie trasposizioni di impronte, possibili con un semplice timbro, artifizio scoperto da Sherlock Holmes ("Il costruttore di Norwood") e riprodotto in un giudizio a Milano da un detective per confutare le granitiche certezze dell'accusa. L' investigatore è Giuseppe Gelsomino perito di parte anche nel processo conclusosi con la condanna all'ergastolo di Gaetano Sangiorgi per l' omicidio di Ignazio Salvo. Il suo contributo servì però a dimostrare che la prova della corrispondenza di un'impronta trovata sul sacchetto nell'auto dei killer, in assenza del reperto andato distrutto, non era utilizzabile. Non bastava la fotografia. Perché un impronta può essere in teoria prelevata e trasferita. Per scongiurare il dubbio esiste un correttivo che la polizia australiana utilizza regolarmente. Insieme con le impronte rileva le tracce del Dna. Sul piano delle prove scientifiche è destinata a giocarsi la partita giudiziaria dei prossimi anni. Soprattutto dopo l' introduzione delle ampie facoltà di raccolta anche ai difensori e ai loro consulenti, diventate operative da qualche giorno. Ai nastri di partenza con un'autorizzazione prefettizia in tasca si è presentata per primaAnna Rita Costantino, esperta grafologa che ha svolto numerose consulenze per la pubblica accusa e che ha allestito uno studio che offre il potenziale di una vera e propria contropolizia scientifica per le indagini difensive. «La comparazione delle impronte può essere viziata da una enorme quantità di fattori - spiega - . La ricerca dei punti di contatto anche con l' ausilio di sofisticati software finisce con l' essere affidata per la conclusione dell'indagine alla perizia tecnica dell'esperto dell'organo di polizia. Dunque, per definizione, può trattarsi di una conclusione sbagliata». Ai consulenti detective è concesso di raccogliere prove in proprio per conto del cliente, accedere alla scena del delitto e verificare reperti, controllare, insomma, il lavoro che per conto della pubblica accusa ha svolto la scientifica della polizia e dei carabinieri. Le norme sul gratuito patrocinio consentono a tutti di potere disporre di un supporto tecnico adeguato per difendersi. Con l' affinarsi delle tecniche di indagine e delle potenzialità offerte dai sistemi informatici cambia anche il modo di eseguire le perizie grafiche. Per scoprire la manomissione di un documento, la variazione in una firma o la modifica di una cifra su un assegno si è proceduto finora con l' analisi degli inchiostri che cancellano però il reperto. A Palermo Anna Rita Costantino ha messo a punto un sistema informatico che consente di rintracciare la variazione intervenuta su un documento, scomponendo l' immagine al computer e rintracciando la manipolazione. Si è scoperto così in un processo per truffa che l' imputato aveva messo all' incasso un assegno da 12 milioni, aggiungendo un "1" alla cifra apposta dal cliente. Con la stessa tecnica sono state rintracciate manomissioni nelle buste delle offerte per numerose gare d' appalto, sigillate e controfirmate dai commissari dell'asta. La scomposizione dell'immagine del reperto fa affiorare vuoti impercettibili ad occhio nudo nel riallineamento delle buste aperte. «Il nostro lavoro - spiega Anna Costantino - si svolge in continuo contatto con i settori di ricerca più avanzati soprattutto dell'ambito universitario». E anche così Perry Mason comincia a parlare italiano. - ENRICO BELLAVIA






IL SISTEMA PER FALSIFICARLE PRESENTATO DA UN DIRIGENTE DELLA POLIZIA. MA IL METODO DI IDENTIFICAZIONE VIENE GIÀ CONTESTATO NEGLI STATI UNITI

«Le impronte digitali? Ecco come si possono clonare»

Anche a Palermo i giudici hanno bocciato la validità del vecchio metodo Lo studio presentato a Torino. «E' una sfida a migliorare le indagini»


DAL NOSTRO INVIATO TORINO - Dita finte e finte impronte, dita vere e impronte create o manipolabili. In grado di ingannare il sistema di sicurezza di una banca basato proprio sulle impronte digitali. O di depistare le indagini. Vacilla sempre di più quello che per oltre un secolo è sembrato l' indiscutibile pilastro della verità processuale: l' utilizzo davanti al giudice delle creste cutanee papillari (o dermatoglifi). E tutto per colpa di una mummia. Lo ha ribadito ieri a Torino, nell' ambito della XII edizione del congresso Security 2004, Maurizio Celìa, 51 anni, catanese, vicequestore a Imperia, per anni dirigente della Scientifica a Torino, studioso ed esperto di dattiloscopia, spesso al centro di polemiche, perché accusato di aver decretato la fine «di questo strumento di indagine della criminalistica scientifica». Il convegno, per la verità, doveva avere il pezzo forte nella presentazione in anteprima europea del dispositivo antifalsificazione delle banconote: ideato e realizzato da Roberto Scaramuzza, con la collaborazione scientifica del professore universitario Bruno Fabbiani, il «Money Control System» ha le dimensioni di una carta di credito e funziona con i cellulari muniti di fotocamera: grazie a un filtro ottico legge gli inchiostri di sicurezza della cartamoneta. In realtà alla soddisfazione per il videofonino che scopre il denaro falso è seguito lo stupore per l' iconoclastia del dirigente di Polizia: «E' vero: non c' è più l' assoluta certezza della impossibilità di manipolare le impronte digitali: si possono riprodurre con una definizione tale da ingannare apparecchiature biometriche di uffici riservati, ambienti di sicurezza, banche. Ma non ci si deve scandalizzare, bensì approfondire la ricerca che consenta di affrontare le nuove sfide della criminalità e del terrorismo». Sulla possibilità che i polpastrelli potessero essere strumentalizzati si era interrogato, ai primi del Novecento, già Conan Doyle. Del fatto che le impronte potessero mentire si era convinto, in tempi recenti, Allan Bayle, il massimo esperto inglese. Due anni fa in un' inchiesta sul «New Yorker» contestò il pilastro del sistema giudiziario dopo aver difeso una poliziotta scozzese, incriminata per falso in quanto l' impronta del suo pollice sinistro era stata trovata sul luogo di un efferato omicidio. Peccato che l' agente lì dentro non ci avesse messo neppure un piede. «Da sempre ci hanno fatto credere che se hai l' impronta hai il colpevole - suole dire Berry Scheck, direttore dell' Innocence Project (che ha salvato decine di imputati, alcuni anche condannati a morte) -. Ma ciò non è una decisione oggettiva, inattaccabile. Un conto è dire che le impronte digitali sono uniche, altro è sostenere che un' impronta latente, parziale, macchiata di sangue, o prelevata da una superficie scura, è unica, identica o facile da identificare». Sono le stesse conclusioni cui era giunta il 26 aprile di 2 anni fa, la III sezione penale della Corte d' appello di Palermo processo contro un muratore pregiudicato di Bagheria, accusato di aver rapinato in casa a Palermo 4 milioni di lire e una collana a una coppia di anziani coniugi. L' imputato fu assolto perché ricorda Anna Rita Costantino, perita di parte e specialista in investigazioni giudiziarie - «l' impronta digitale che avrebbe dovuto incastrarlo non dava certezza scientifica sull' identità dell' autore del reato: dal frammento recuperato non era possibile risalire alle caratteristiche generali da cui iniziare il conteggio di punti di identità con l' impronta dell' imputato» (punti che secondo la Cassazione devono essere 16-17, ma che in Francia sono 12, negli Usa 12-8 a seconda degli Stati). Una sentenza innovativa, che aggiunge dubbi sulla garanzia del valore scientifico della dattiloscopia. Dubbi ancor più forti dopo le conclusioni cui è giunto Maurizio Celìa con la complicità di una mummia: «Ma sì si schermisce il vicequestore due anni fa avevamo ridato il volto a un artigiano egiziano, Harwa, sepolto 3200 anni fa nella Valle delle Regine: avevamo riprodotto sul computer la sua immagine (e perfino un neo!) e poi riplasmata a tre dimensioni con una apparecchiatura sofisticata e costosissima (oltre 400 mila euro, ndr) che consente appunto di costruire prototipi solidi da immagini elettroniche piane. Quindi l' abbiamo concretizzato in plastilina grazie alla magie di Michele Guaschino (lo stesso che ha costruito pupazzi dei «bambini» di Maurizio Cattelan a Milano, ndr). Poi mi sono chiesto: e se con lo stesso procedimento creassimo un' impronta digitale? In un gesso dentale abbiamo formato il calco del dito di un volontario e con la gomma siliconica una membrana sottilissima, che si indossa come un guanto: il guanto però è passato al controllo di una banca torinese! Più inquietante è lo stesso esperimento fatto usando un' impronta "rubata" e che ha portato agli stessi risultati! Ma - chiude Celìa - esistono contromisure: la dattiloscopia non è morta. Deve solo aggiornarsi: siamo in grado, con approfondimenti al microscopio, di cogliere diverse particolarità tra un' impronta vera e una falsa o contraffatta. Il vero problema è che oggi non basta più il giudizio di identità per le impronte, ma occorre anche quello di genuinità. Una nuova sfida per la nuova polizia scientifica». Costantino Muscau QUATTRO TIPI Le impronte digitali sono formate da tre sistemi di linee papillari e sono classificate in 4 tipi. Se non si riesce a risalire a quale di questi tipi appartiene un' impronta, è impossibile attribuirla a un individuo LA SENTENZA La terza sezione penale della Corte d' appello di Palermo ha assolto un imputato per rapina a mano armata perché l' impronta non dava certezza scientifica sull' identità dell' autore del reato

Muscau Costantino

Pagina 17
(8 maggio 2004) - Corriere della Sera




Svolta nelle indagini sull'omicidio di Antonino Via. I carabinieri arrestano uno dei presunti sicari. Sul luogo del delitto sarebbe stata rilevata la presenza di una sua impronta digitale. Il  parere di un esperto.



QUELLA PROVA POTREBBE NON BASTARE


Un'impronta di un dito rilevata sul luogo del delitto. Sarebbe questa la prova che inchioderebbe uno dei presunti sicari di Antonino Via, il giovane commesso ucciso nove mesi fa da due rapinatori. Orazio Montagna, trentasei anni, marsalese, è da una settimana rinchiuso nel carcere di Trapani. Gli inquirenti ritengono di essere in possesso di prove che dimostrerebbero il suo coinvolgimento nel delitto. Il giovane è estremamente somigliante al volto raffigurato in un identikit realizzato dagli investigatori grazie alle indicazioni di alcuni testimoni. Sul luogo del delitto è stata rilevata inoltre un'impronta digitale che apparterrebbe ad Orazio Montagna. "Abbiamo trovato quattordici punti caratteristici compatibili con il dito medio della mano sinistra dell'indiziato", ha spiegato il maggiore Sergio Schiavone, comandante del Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina. L'indagato, hanno inoltre aggiunto gli inquirenti,  fu fermato alcune settimane dopo l'agguato dalla polizia a Palermo. Era armato. In tasca aveva una pistola che è risultata compatibile con i frammenti di un proiettile ritrovato

sul luogo del delitto. Un quadro indiziario che gli inquirenti ritengono solido. Eppure le prove raccolte dagli investigatori potrebbero non essere sufficienti. Il risultato dell'esame dattiloscopico effettuato sull'impronta digitale potrebbe infatti non essere ritenuto attendibile. "Per potere affermare l'identità tra due impronte papillari è necessario accertare la corrispondenza di almeno sedici/diciassette punti caratteristici uguali per forma e posizione", spiega la dottoressa Anna Rita Costantino, titolare di uno Studio di consulenze tecnico- giudiziarie ed investigazioni a Palermo, esperta in comparazioni dattiloscopiche. "Non vi deve essere neanche una dissomiglianza, da sola capace di annullare il valore di decine e decine di corrispondenze.

In altri paesi basta anche un numero di punti inferiore per potere affermare l'identità tra due impronte. In Italia, invece, ne servono almeno sedici". "Non voglio certamente entrare nel caso in questione", aggiunge Anna Rita Costantino. "La comparazione dattiloscopica riveste un'importanza di primo piano nell'ambito di ogni processo di identificazione. E' un'analisi complessa e quindi non è possibile dare un giudizio senza avere esaminato l'impronta. Ogni impronta presenta delle caratteristiche che la differenziano da tutte le altre. Si deve però tenere presente che quasi sempre sul luogo di un delitto non vengono rilevate impronte complete ma frammenti. E’ necessario quindi utilizzare una corretta e rigorosa metodologia per giungere ad una conclusione attendibile”. Quale è la procedura prevista in questi casi? “Dopo un primo esame finalizzato all’identificazione della natura del frammento, per stabilire se sia digitale, palmare o plantare, si verifica se vi sono caratteristiche qualitative e quantitative (circa venti punti) tali da consentire di esprimere un giudizio di identità. In verità, in campo scientifico, ha maggiore rilevanza la qualità delle corrispondenze che vengono riscontrate, invece che il loro numero.

Anche pochi punti ma costituiti da occhielli, isolotti, possono essere sufficienti per affermare che un frammento di impronta appartenga ad una persona. Assai meno indicative sono, invece, le biforcazioni o i tratti di linea. In ogni indagine bisogna quindi tener conto della quantità e qualità delle somiglianze

e delle dissomiglianze avendo significato univoco e convergente. Prima ancora di esaminare i punti caratteristici si dovrà valutare la definizione della figura nel suo insieme, cioè la nitidezza delle sue caratteristiche generali per l'identificazione del tipo di figure dattiloscopiche. Se il frammento non presenta un minimo di caratteristiche generali e particolari esso dovrà essere giudicato non utile e non si potrà procedere, quindi, a confronti. Accertata l'identità del frammento d'impronta papillare rilevato sul luogo del reato si prosegue con l'esame del secondo termine di paragone, cioè l'impronta papillare assunta alla persona indiziata. In tutti i Paesi i sistemi di classificazione considerano le impronte delle falangi delle mani, ossia dei polpastrelli. Tali impronte sono costituite da tre sistemi di linee papillari a diverso sviluppo, il basale, il marginale,il centrale. Il confronto tra l'impronta o il frammento d'impronta rilevato sul luogo del reato e l'impronta assunta all’indiziato, sarà diretto a stabilire se esistano analogie nei caratteri generali e successivamente se vi siano corrispondenze dei punti caratteristici. Nella valutazione si dovrà tenere conto di quelle leggere deformazioni determinate dal contatto delle dita con la superficie ove è stato rilevato il frammento d’impronta. Se il confronto delle caratteristiche generali può concludersi con un giudizio positivo si passerà al confronto dei caratteri particolari. L’esame dovrà partire da un punto di riferimento certo del frammento del quale si trovi corrispondenza in un punto omologo dell’impronta oggetto della comparazione. Si procederà infine con l’esame analitico contando tra un punto caratteristico e l’altro e verificando che tale conteggio corrisponda in termini a confronto".

Maurizio Macaluso

maurizio.macaluso@libero.it

Il Quarto Potere - Anno 3 - N° 35 - 5 Ottobre 2007





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